Tirante d’aria: fattore nevralgico della progettazione

30 settembre 2019
Tirante d’aria: fattore nevralgico della progettazione

Tirante d'aria: fattore nevralgico della progettazioneIl tirante d’aria corrisponde allo spazio di sicurezza al di sotto dell’operatore necessario affinché egli possa arrestare un’eventuale caduta in sicurezza e senza impatti contro ingombri.
Il tirante d’aria è caratterizzato da diversi fattori e non ha sempre lo stesso aspetto: partendo dalla casistica standard prendiamo in considerazione un operatore con imbracatura (EN 361) agganciato ad un dispositivo d’ancoraggio puntuale (Tipo A), posizionato a livello del piano di camminamento.
L’operato si collega poi mediante un cordino (EN 354) anticaduta da 2 metri (per agevolare le operazioni di lavoro) ed un dissipatore d’energia ovvero un dispositivo che, grazie a particolari meccanismi, si allunga durante una caduta dissipando energia e riducendo le forze che agiscono sul corpo dell’operatore (EN 355).
In questo caso il tirante d’aria è pari a 6,25 metri ed è costituito da:

  • 2 metri la lunghezza del cordino;
  • 1,75 metri la lunghezza del dissipatore una volta aperto completamente per ridurre le decelerazioni sull’operatore;
  • 1,5 metri l’altezza dell’operatore dal punto di ancoraggio dell’imbracatura ai piedi;
  • 1 metro di sicurezza

TOTALE: 2+1.75+1.5+1 = 6.25 metri.

Definizione del tirante d'aria di un dispositivo anticadutaSe, invece, l’operatore è agganciato ad una linea vita flessibile di Tipo C, al valore appena calcolato va aggiunta la deflessione del cavo (D) dovuta alla caduta. Tale valore è espresso nel manuale del dispositivo ed è funzione dell’interasse tra gli ancoraggio (S) e dalla lunghezza della linea (L). Generalmente la deflessione è dell’ordine di 2.8 metri

Ne consegue che in questo caso, al di sotto dell’operatore deve esserci uno spazio libero da ingombri per almeno 9 metri.

Tuttavia è possibile ridurre questo valore con alcuni accorgimenti, come la diminuzione della distanza tra due supporti di una linea con l’utilizzo di un maggior numero di intermedi in modo da ridurre la deflessione del cavo. Oppure è possibile alzare il punto di ancoraggio rispetto al piano di calpestio. In questo caso si riduce il fattore di caduta e si trasla lo spazio necessario di frenata dell’operatore verso l’alto.

In alternativa è possibile utilizzare un sistema a linea rigida a binario che ha una deflessione trascurabile e si comporta come un punto d’ancoraggio fisso con il vantaggio che permette all’operatore di compiere ampie distanze senza doversi mai staccare dalla linea o dal punto di ancoraggio, aumentando l’ergonomia del sistema.

Infine un ultimo accorgimento sta nel sostituire il cordino standard da 2 metri con uno più corto in modo che la distanza di caduta libera sia ridotta. Questo permette di utilizzare un dissipatore che necessita di meno spazio di frenata riducendo la lunghezza totale. Si passa così dai 3.75 metri (cordino + dissipatore) per quelli standard fino ai 2.10 metri raggiungibili con cordini da 80 cm.

In questo modo è anche possibile ridurre lo spazio di manovra dell’operatore al fine da evitare che questo sia esposto al rischio caduta lavorando così in condizioni di trattenuta, ovvero il punto di ancoraggio è posto ad una distanza dal bordo almeno pari alla lunghezza del cordino in modo che l’operatore non possa effettivamente cadere se collegato al dispositivo.


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