Spazi Confinati: Linee Guida

10 giugno 2022

Abbiamo già affrontato il tema degli spazi confinati o ambienti confinati in alcuni articoli precedenti (vedi 1, vedi2;vedi3).

Riaffronteremo alcuni argomenti che daranno vita a un vademecum da tenere sempre a portata di mano o “click”.

Spazi (Ambienti) Confinati: Linee Guida

Quando un lavoratore opera  in un ambiente totalmente o parzialmente chiuso (spazio confinato), che ne impedisce o limita i movimenti, possiamo ipotizzare che sia uno spazio dove vi sono fattori di rischio alti.

Questa è solo una delle situazioni dove possiamo facilmente identificare un ambiente confinato. Per rendere più comprensibile l’idea di spazi confinati riportamo alcuni esempi pratici:

  • serbatoi
  • silos
  • recipienti adibiti a reattori
  • sistemi di drenaggio chiusi
  • reti fognarie
  • cisterne aperte, vasche, camere di combustione all’interno di forni, tubazioni, ambienti con ventilazione insufficiente o assente

Non vi è una vera e propria figura che abbia quel ruolo. Abbiamo fatto menzione in un articolo precedente del DVR (Documento Valutazione dei Rischi). Ovvero quel documento, regolamentato dal D.lgs 81/08 che va a individuare i pericoli ed i rischi derivanti dalla propria attività e per la quale vanno programmate e adottate le conseguenti misure di prevenzione.

Per gli spazi confinati vale lo stesso regolamento, con specifico riferimento agli artt 17 e 28 del D.lgs 81/08. Le figure che vanno a firmare il documento e ne hanno l’obbligo sono principalmente il Datore di lavoro, l’RSPP e il Medico competente. Nulla vieta che il datore di lavoro si avvalga di figure professionali specializzate, fermo restando che sarnno sempre le tre figure prima menzionate a firmare il documento.

Secondo il D.lgs 81/08, il/i lavoratore/i che entra/no nell’ambiente confinato devono rispondere ad qualifiche descritte dal regolamento. Riportiamo per comodità quelle principali.

  • Essere in possesso dell’idoeneità sanitaria per il tipo di mansione
  • Essere a conoscenza dei pericoli e delle procedure da adottare per la tipologia
  • Conoscere tutte le specifiche tecniche necessarie dei DPI idonei ed avere ricevuto l’addestramento per gli stessi
  • Essere munito dei DPI idonei per eventuale salvataggio
  • Conoscere tutte le procedure di emergenza

per maggiori informazioni rimandiamo alla lettura del TU (1/08 edizione aggiornata presente sul sito ispettorato.gov.it 

Il testo unico (d.lgs 81/08) mette a disposizione l’allegato 2 che va a dettagliare a titolo esemplificativo quali sono i  possibili fattori di rischio per gli spazi confinati.

  • Asfissia
  • Condizioni microclimatiche sfavorevoli
  • Caduta
  • Elettrocuzione
  • Contatto con organi in movimento
  • Investimento/schiacciamento
  • Ustioni/Congelamento
  • Annegamento
  • Atmosfera con eccesso di ossigeno
  • Seppellimento
  • Rumore
  • Rischio Biologico

E’ sempre da tenere a mente la Valutazione dei rischi. Una volta individuati i fattori ci si comporterà di conseguenza facendo sempre riferimento alla normativa vigente.

I principali dispositivi usati sono i seguenti:

  • Gruetta
  • Imbracatura
  • Rilevatori gas
  • Sistemi di supporto alla respirazione
  • Tripode
  • Sistemi GPS
  • Dispositivi Atex
  • DPI I,II o III categoria

Se vuoi avere una panoramica visita il nostro portale di riferimento

L’aspetto formativo è molto importante e obbligatorio per tutte quelle figure che si trovano a lavorare in spazi confinati o sospetti d’inquinamento.

  • datori di lavoro
  • preposti
  • rspp
  • aspp
  • responsabili impresse commitenti
  • lavoratori
  • professionisti

così come anche quelle persone che non sono direttamente coinvolte ma che devono verificare le modalità lavorative del personale.

Il regolamento, specificatamente nella sezione Allegato A del D.lgs 81/08, disciplina l’organizzazione, i requisiti dei docenti e gli enti a cui fare riferimento.

I corsi degli spazi confinati rientrano tra quelle della Formazione Specifica, ovvero quei corsi che comprendo una durata minima di 4,8 o 12 ore, tenendo conto dei rischi riferiti alle mansionie ai possibili danni. Inoltre sono soggeti a ripetizioni periodiche.

A stabilirne la durata è la classificazione del rischio secondo la corrispondenza ateco ed è così esemplificata:

  • 4 ore per settori rischio basso
  • 8 ore per settori rischio medio
  • 12 ore per settori rischio alto

“I contenuti e la durata sono subordinati all’esito della valutazione dei rischi effettuata dal datore di lavoro, fatta salva la contrattazione collettiva e le procedure concordate a livello settoriale e/o aziendale e vanno pertanto intesi come minimi. Il percorso formativo e i relativi argomenti possono essere ampliati in base alla natura e all’entità dei rischi effettivamente presenti in azienda,  aumentando di conseguenza il numero di ore di formazione necessario.”  Allegato A punto 4.

 

Si, gli attestati vengono rilasciati direttamente dagli organizzatori dei corsi in base al parametro di frequenza che ammonta in tutti i casi ad almeno il 90% dell’ammontare delle ore salvo per corsi specifici destinati a preposti e dirigenti i quali prevedono il superamento di prova di verifica.

 

gli attestati per essere validi devono, oltre che ad essere rilasciati da enti certificati, avere i seguenti elementi minimi comuni (come descritto al punto 7 comma 6 dell’allegato A)

  • Indicazione del soggetto organizzatore
  • Normativa di riferimento
  • Dati anagrafici e profilo professionale del corsista
  • Specifiche del corso
  • Periodo di svolgimento
  • Firma del soggetto organizzatore

Per gli aggiornamenti rimandiamo al testo unico al punto 9 dell’Allegato A

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