Nel giro di pochi anni le coperture si sono trasformate in spazi di lavoro stabili, ospitando impianti fotovoltaici, unità di condizionamento, antenne, dorsali dati. La presenza di persone in quota per manutenzioni programmate non rappresenta più un’eccezione, ma la regola: ciò ha reso sempre più necessario l’impiego di parapetti anticaduta permanenti come dispositivi di protezione collettiva.

Finora, però, la progettazione dei parapetti permanenti si è svolta in un quadro normativo frammentato, tra prescrizioni pensate per sistemi provvisori, norme per l’accesso ai macchinari e, sullo sfondo, le NTC 2018 con richieste di carico più elevate.

Con la UNI 11996:2025Parapetti anticaduta permanenti – Requisiti di sicurezza, metodi di prova e condizioni di utilizzo” questo vuoto viene colmato e il quadro si ricompone in modo più coerente.

Dal mosaico normativo a una norma di prodotto

Prima della UNI 11996, i riferimenti più utilizzati per i parapetti in copertura erano essenzialmente tre:

  • UNI EN 13374:2013: norma sui sistemi temporanei di protezione dei bordi, pensata per i cantieri e i lavori in corso. Definisce classi di sistema, requisiti dimensionali, geometrici, e prestazionali, valori di carico statici e dinamici e metodi di prova. Il suo campo di applicazione è tuttavia esplicitamente limitato ai sistemi provvisori.
  • UNI EN ISO 14122-3:2016: parte della serie dedicata ai sistemi permanenti destinati a garantire l’accesso sicuro ai macchinari. Fornisce requisiti per scale, passerelle e parapetti facenti parte della macchina o di strutture il cui scopo principale è l’accesso al macchinario stesso.
  • NTC 2018: rappresentano la legislazione di riferimento per la progettazione strutturale e fissano valori di carico verticale (uniformemente distribuito e concentrato) e di carico lineare orizzontale, più severi rispetto a quelli presenti in EN 13374, differenziati in funzione della destinazione d’uso del sistema.

 

Per RSPP, HSE e progettisti questo significava dover combinare riferimenti diversi: una norma per sistemi provvisori, una per l’accesso ai macchinari, e una per la struttura dell’edificio. Il rischio era quello di sottodimensionare i parapetti permanenti rispetto ai carichi richiesti dalle NTC, oppure di applicare in modo improprio requisiti pensati per contesti differenti.

La UNI 11996:2025 si inserisce proprio qui: mantiene come base concettuale la UNI EN 13374, ma la rilegge alla luce delle esigenze di un parapetto anticaduta permanente in copertura o su opera civile, allineando i carichi verticali e orizzontali alla legislazione tecnica vigente e introducendo requisiti specifici di durabilità, fissaggio, manutenzione e salvataggio.

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Campo di applicazione e perimetro: cosa rientra e cosa no

La UNI 11996 si applica ai parapetti anticaduta permanenti utilizzati come dispositivi di protezione collettiva in edifici, infrastrutture, opere, manufatti e impianti, in tutte le situazioni in cui esiste un pericolo di caduta dall’alto. La norma richiama esplicitamente l’applicabilità alle coperture di categoria H e alle coperture praticabili degli ambienti d’uso A, B1, B2 e C1.

Sono invece esclusi:

Per chi gestisce la sicurezza di un sito questo perimetro è importante: le coperture utilizzate per la manutenzione diventano un ambito specifico, con una norma di prodotto dedicata; i parapetti di balconi, passerelle aperte al pubblico o macchinari restano soggetti ad altre disposizioni.

Definizioni e classi: cosa si intende per “parapetto anticaduta permanente”

La norma definisce il parapetto anticaduta permanente come l’insieme di componenti destinati a proteggere le persone dalla caduta a un livello inferiore e a trattenere i materiali. Si tratta di un dispositivo di protezione collettiva che comprende almeno:

  • un corrente principale, posto nella parte superiore del sistema di protezione;
  • un corrente intermedio o una protezione intermedia (ad esempio una rete di sicurezza);
  • un fermapiede per evitare la caduta di materiali o lo scivolamento di persone.

Vengono poi individuate due classi di parapetti:

  • Classe A – resiste ai soli carichi statici e deve:
    • sostenere una persona che si appoggia alla protezione o fornire appiglio mentre si cammina accanto ad essa;
    • fornire protezione collettiva contro la caduta verso il bordo;
    • sopportare carichi accidentali derivanti da un uso improprio della protezione;
    • resistere ai carichi del vento.
  • Classe B – resiste sia ai carichi statici, sia ad azioni dinamiche moderate, tipiche delle coperture inclinate o dei casi di scivolamento lungo falda.

La progettazione e la designazione dei prodotti devono sempre riportare la classe di appartenenza, con implicazioni dirette sulla scelta del sistema in funzione della geometria della copertura e delle modalità di accesso.

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Il nodo dei carichi: allineamento con NTC 2018

L’aspetto più delicato, e allo stesso tempo più atteso, riguarda i carichi di progetto.

Per entrambe le classi, la UNI 11996 richiama i casi di carico statico e dinamico della UNI EN 13374, ma modifica in modo sostanziale i valori del carico orizzontale sul corrente principale:

Questa scelta elimina la discrepanza fra una norma di prodotto meno severa e la normativa strutturale: il parapetto anticaduta permanente non può più essere progettato con carichi orizzontali diversi da quelli previsti per i parapetti dell’edificio.

La norma specifica inoltre che i 1,0 kN/m si applicano solo al corrente principale; per il corrente intermedio restano validi i carichi indicati nella UNI EN 13374 (0,3 kN).

La freccia elastica ammessa allo stato limite di esercizio è portata a 150 mm, rispetto ai 55 mm previsti dalla EN 13374, riconoscendo le diverse condizioni di utilizzo e il comportamento del sistema nel suo complesso.

Per la classe B restano obbligatori anche i requisiti di carico dinamico della EN 13374, con casi di prova specifici per le coperture inclinate.

Verifiche, prove e durabilità: cosa cambia per produttori e progettisti

La UNI 11996 struttura in modo sistematico le modalità di verifica:

  • esame visivo dell’integrità del parapetto;
  • misurazioni dei parametri (altezze, distanze di sicurezza, resistenza);
  • calcoli strutturali secondo la UNI EN 13374 per le classi A e B, con i nuovi valori di carico;
  • prove di laboratorio, anch’esse condotte secondo EN 13374.

Calcolo e prove sono considerati alternativi: è sufficiente adottare uno dei due approcci per dimostrare la conformità ai requisiti.

Sul piano della durabilità, i parapetti devono:

  • garantire una protezione anticorrosione almeno conforme alla categoria di corrosività C3 secondo UNI EN ISO 9223;
  • assicurare, per l’acciaio verniciato, una durata utile della protezione classificata come “alta (H) – 15-25 anni” in base alla serie UNI EN ISO 12944;
  • rispettare le prescrizioni specifiche per acciaio inox, alluminio, acciaio zincato a caldo e rivestimenti organici, rimandando alle corrispondenti norme strutturali e di protezione.

Viene inoltre richiesta l’assenza di ristagni d’acqua all’interno degli elementi e la non interferenza con la tenuta all’acqua della copertura e delle opere sottostanti.

Ispezione e manutenzione: il ciclo di vita del parapetto anticaduta

La UNI 11996:2025 introduce un sistema strutturato di ispezioni, manutenzioni, riparazioni e registrazioni, finalizzato a garantire nel tempo il mantenimento delle prestazioni dichiarate.

La norma prevede quattro tipologie di ispezione:

  • prima del montaggio;
  • d’uso, prima di ogni accesso;
  • periodica, al massimo ogni 48 mesi;
  • straordinaria, necessaria quando il parapetto presenta un difetto o ha subito gli effetti della caduta di una persona.

Tutti gli interventi devono essere registrati in un apposito registro di controllo, che riporti in modo chiaro le date delle ispezioni, i responsabili, i risultati e gli interventi effettuati.

Fissaggi, supporti e salvataggio: il ruolo del tecnico abilitato

Due appendici della UNI 11996 meritano particolare attenzione per chi opera in cantiere:

  • Appendice B – Determinazione del fissaggio (informativa)

Il fabbricante deve indicare nel manuale i carichi di progetto per determinare i fissaggi e verificare l’idoneità della struttura di supporto. La valutazione concreta è rimessa a un tecnico abilitato, che deve considerare materiali reali, stratigrafie, condizioni del sito. La norma suggerisce una griglia di riferimento con legno, acciaio e calcestruzzo, associati rispettivamente a viti, bulloni, ancoranti meccanici o chimici, lasciando al tecnico il compito di estendere la verifica ad altri materiali (murature, pietra, ecc.) tramite calcolo o prove in situ.

  • Appendice C – Salvataggio (normativa)

Nei casi in cui, durante il montaggio o lo smontaggio del parapetto, l’installatore utilizzi un sistema di protezione individuale contro le cadute, il fabbricante deve indicare nel manuale la necessità di una procedura di salvataggio nel momento in cui l’operatore si trovi in condizioni di sospensione inerte.

La struttura di supporto deve essere verificata anche per i carichi aggiuntivi dovuti alle operazioni di recupero.

Per RSPP, HSE e coordinatori della sicurezza questo significa che il progetto del parapetto non può essere considerato completo senza una verifica dei fissaggi e un piano di recupero in caso di emergenza durante l’installazione.

Implicazioni operative per chi gestisce la sicurezza

Dal punto di vista delle strutture aziendali, la UNI 11996:2025 introduce alcune ricadute concrete:

  • Capitolati e gare: nei documenti di approvvigionamento diventa naturale richiedere parapetti certificati secondo UNI 11996, specificando la classe (A o B) in funzione della geometria delle coperture e delle modalità di accesso.
  • Verifica dei fornitori: produttori e installatori devono essere in grado di fornire manuali, schede di calcolo o rapporti di prova conformi alla norma, oltre alla documentazione sui fissaggi e sulla durabilità dei materiali.
  • Piani di manutenzione: la presenza del prospetto sui controlli periodici facilita l’inserimento del parapetto nel piano di ispezioni e manutenzioni dell’azienda, con registrazioni che diventano parte integrante del sistema di gestione della sicurezza.

Per i tecnici di cantiere e i consulenti, il quadro si semplifica: laddove in passato era necessario combinare UNI EN 13374, UNI EN ISO 14122-3 e NTC, esiste ora una norma specifica che integra questi riferimenti e rende più lineare la scelta e la verifica dei parapetti anticaduta permanenti.

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